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PERSONAGGI STORIE

Marino Marin: 70 anni fa moriva il poeta della terra polesana

Casa Marino Marin

Oggi, 1 marzo, ricorre il 70° anniversario della morte del poeta adriese Marino Marin. Sento il dovere, quindi, di proporvi un ricordo di questo nostro illustre concittadino. Una vita per certi versi sfortunata e tragica la sua, che lo accomuna ad un’altra figura di riferimento della nostra Comunità: Luigi Groto, il Cieco d’Adria. Entrambi, infatti, perdono la madre in giovane età e sono colpiti da una malattia agli occhi che li rende ciechi. Anche se le tenebre sono calate sulle loro vite, una luce alimenta il loro mondo interiore coltivando l’arte della parola.

Marino Marin

Marino Marin, una vita che non gli risparmia patimenti

Marino Marin nasce nel 1860 a Corcrevà, località che allora si trovava in Comune di Bottrighe. La sua famiglia risiede, infatti, in una corte rurale, sorta al posto di un convento certosino, di proprietà della famiglia Albrizzi di Venezia. Il padre Carlo e la madre Rosa Turolla si erano sposati a Bottrighe il 30 novembre 1850. Il piccolo Marino a soli 3 anni rimane orfano di mamma. Nel 1887 si sposa con l’adriese Amabile Radi. Da questa unione nascono cinque figli, tre dei quali muoiono prematuramente. A 54 anni Marino Marin dovette abbandonare il lavoro presso il Municipio di Adria a causa di una malattia agli occhi che lo rese praticamente cieco.

Grangia Bellombra
La corte rurale di Corcrevà dove è nato il poeta

Probabilmente i tanti dolori che la vita non gli risparmia influenzano la sua poesia. Nei suoi versi traspare la tristezza, ma anche la consapevolezza che la vita è anche tribolazione. Per questo viene, infatti, definito come il “poeta del dolore“. La tematica delle sue liriche, però, è spesso rivolta al paesaggio che lo circonda, alla natura, alla vita di campagna. Da qui nasce l’appellativo di cantore della terra polesana. Egli compone ispirato dai pettirossi, dall’usignolo, dalle rondini che ciancian, venute lì Dio sa, da quanti borghi lontani, a garrulo consiglio. La prima raccolta di versi di Marino Marin viene edita nel 1892 e si intitola Humus. Valutato positivamente dalla critica non riesce, però, ad arrivare alla giusta fama in quanto le sue opere non trovano capillare diffusione in tutta Italia.

Personaggio di spicco del panorama culturale

Marino Marin è sicuramente personaggio di spicco della cultura adriese. Assume la direzione del Museo Civico e anche della Biblioteca Comunale. In questo è sostenuto dal prezioso aiuto degli amici, fra cui Riccardo Malfatti e Giovanni Scarpari. Nel frattempo intrattiene rapporti con vari rappresentanti del mondo culturale. Fra questi Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Movimento futurista, la poetessa Ada Negri, il poeta Diego Valeri. Marin è ricercato come conferenziere grazie alla sua abile arte oratoria. In virtù di questa è chiamato a commemorare nel 1900 Francesco Antonio Bocchi, figura di spicco della memoria adriese di cui ricorrono quest’anno i duecento anni dalla nascita. Il Bocchi ha organizzato campagne di scavo, raccolto, schedato e studiato i beni che provenivano dal sottosuolo adriese costituendo il nucleo originario attorno al quale si sono sviluppate le attuali raccolte del Museo.

Piazza Marino Marin (2)
Piazza Marino Marin con al centro il busto dedicato al poeta. Al piano terra dell’edificio un tempo sorgeva il Museo Civico

Marino Marin: la sua casa affacciata sul Canalbianco

L’abitazione del poeta si affaccia sul Canalbianco. A colpirlo sono le oche che nuotano nelle acque cittadine a cui dedica una poesia intitolata appunto “Le oche del Canalbianco“. Marin scrive: Solcate …, le acque nere del mio Canalbianco: le arate… Per voi, che sia l’ardua golena o in morbida o in magra, è lo stesso: nel liquido vostro possesso la secca val quanto la piena. Dio vi benedica! Un pochino di voi c’è anche in me. Dal mio Chiostro cianciar v’odo garrule. È il vostro destino anche un po’ il mio destino.
Ancora oggi nelle acque del Canalbianco, di fronte alla casa di Marino Marin si ode lo starnazzo delle oche. L’edificio è destinato a fini socio-culturali come voluto da Matelda Marin, figlia del poeta che lo ha ceduto al Comune di Adria nel 1982.

Oche

La sua morte coincide con l’antico Capodanno veneto, il risveglio della natura che il poeta aveva tanto amato

Nella casa con vista sul Canalbianco cessò la sua vita l’1 marzo 1951, a causa di una broncopolmonite, Marino Marin, poeta legato ai simboli della terra. Il caso vuole che questo giorno ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia coincidesse con l’inizio dell’anno. Si riprendeva, infatti, l’antica usanza (adottata dai Romani fino all’avvento del calendario giuliano – Marzo era il primo mese dell’anno tanto che la denominazione dei mesi ricorda appunto che settembre era il settimo, ottobre l’ottavo, novembre il nono e dicembre il decimo) di far iniziare l’anno con la primavera e il risveglio naturale della vita.
La vita che il poeta coglieva nei simboli della natura: l’acqua, il sole, le stagioni.
Al mite sol di primavera in fiore
portan inni ed effluvii i freschi venti
e le allodole cantan nel mio cuore

(da Imminente sole di Marino Marin)

Monumento a Marino Marin
Monumento a Marino Marin

Bibliografia: per conoscere MARINO MARIN il poeta di Adria e della terra polesana di Nicola Berti, Apogeo Editore

Marino Marin: 70 anni fa moriva il poeta della terra polesana ultima modifica: 2021-03-01T08:52:29+01:00 da Letizia Guerra

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