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Il futuro del Polesine si decide a Roma: il caso del Punto Nascite di Adria sbarca in Parlamento

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Il futuro del Polesine si decide a Roma. La battaglia per la difesa dell’ Ospedale di Adria fa un salto di qualità e, dal territorio polesano, arriva direttamente nelle stanze della politica nazionale. Il Punto Nascite di Adria, da mesi al centro di discussioni, timori e mobilitazioni popolari per il rischio di una chiusura definitiva, è diventato ufficialmente un caso parlamentare grazie a una interrogazione mirata al Ministro della Salute, Orazio Schillaci.

La domanda posta al Governo è semplice ma vitale per il nostro futuro: quali iniziative si intendono prendere, in coordinamento con la Regione Veneto, per salvare un presidio fondamentale del Bassopolesine garantendo la massima sicurezza a mamme e neonati?

I numeri e la delibera regionale: cosa sta succedendo?

Il problema nasce da lontano, ma ha subito una accelerazione con la delibera della Giunta regionale del Veneto (la n. 453 del 28 maggio 2026), che ha espresso parere negativo alla deroga per il mantenimento del reparto di Ostetricia e Ginecologia di Adria.

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Il nodo centrale è puramente numerico e burocratico:

  • Lo standard nazionale: Prevede una soglia minima di 500 parti all’anno per mantenere aperto un punto nascite, legando questo numero a standard ideali di sicurezza e pratica medica.
  • La realtà di Adria: Nel 2025 ad Adria si sono registrate 227 nascite. Un dato inevitabilmente influenzato dall’inverno demografico che colpisce l’intero Paese, ma che per i tecnici della sanità mette il reparto a rischio riconversione.

Se la “chiusura estiva” immediata della sala parto è stata temporaneamente scongiurata grazie alla pressione dei cittadini e della politica locale. Il rischio di una sospensione o di un depotenziamento permanente nel corso del 2026 resta purtroppo concreto.

Perché Adria non è “solo un numero”: la specificità del Delta

La vera critica mossa dalle comunità locali e dai comitati alla logica dei tagli è legata alla geografia del nostro territorio. Il Polesine e, nello specifico, l’area del Delta del Po, hanno caratteristiche logistiche che non possono essere ignorate in nome di un algoritmo.

Un esempio su tutti: se una futura mamma residente a Porto Tolle dovesse affrontare il travaglio con il punto nascite di Adria chiuso, si troverebbe a dover percorrere oltre 55 chilometri per raggiungere l’ospedale di Rovigo.

Non parliamo solo di disagi logistici, ma di una questione di equità sociale e sicurezza in situazioni d’emergenza. Depotenziare Adria significa lanciare un messaggio di arretramento a un’area geografica che ha invece un disperato bisogno di servizi per rimanere attrattiva per i giovani e per le nuove famiglie.

La mobilitazione continua: piazza e istituzioni unite

Mentre a Roma si attende la discussione parlamentare, ad Adria la cittadinanza non resta a guardare. Proprio in questi giorni le forze civiche e politiche del territorio (tra cui Impegno Bene Comune, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle) hanno chiamato a raccolta la popolazione con assemblee pubbliche e momenti di confronto a microfono aperto.

L’obiettivo condiviso è spingere la Regione Veneto a rivedere i criteri e concedere una deroga speciale per motivi geografici e sociali. Proprio come già avvenuto con successo nel 2018.

Su itAdria.it continueremo a seguire da vicino l’evoluzione della discussione in Commissione e in Parlamento. Difendere il punto nascite non è una battaglia di campanile, ma la difesa del diritto alla salute e al futuro di tutto il Bassopolesine.

Il futuro del Polesine si decide a Roma: il caso del Punto Nascite di Adria sbarca in Parlamento ultima modifica: 2026-07-09T06:11:28+02:00 da Doati Marco

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