Assalto alle carceri: un unico adriese al patibolo della Serenissima

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Assalto Alle Carceri
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Adria siamo nel maggio del 1665 e viene portato in carcere il curato Bartolo Cimante con l’ accusa di portar armi in città. Nulla di sconvolgente visto che all’epoca vigeva una legge che vietava di girare armati nelle città Venete visto l’alto tasso di omicidi e sparatorie. L’episodio desta nella popolazione una reazione tale che ne scaturisce una vera e propria rivolta. I fomentatori di questa congiura sono i fratelli Fabrizio, Bellino, Don Agostino e Don Francesco Bocchi che guidano i loro concittadini all’assalto delle prigioni per liberare il Curato. L’impresa riesce e dopo averlo liberato e armato di spada tentano assieme d’assaltare il palazzo pretorio per catturare gli ufficiali. Per loro sfortuna quest’ultimo assalto fallisce e sedata la congiura l’accusa che viene rivolta ai protagonisti di tutto ciò è di rivolta nei confronti dello Stato e fomentazione della folla. Tra gli accusati oltre ai 4 fratelli Bocchi ci sono il Nobile Lovati, Fabrizio Mezzanato, Antonio e Nicola Franzoso, Lovato Tamani, Francesco di Fanti, Luca Brancaleon, Giovanni Boscatto, Giovanni Maria Beltrame, il curato Bartolo Cimante, il marchese Ercole Tassoni e Francesco Brancaleon. Questi ultimi due invece vengono processati separatamente.

Le Sentenze

Tale è la gravità del reato che il caso viene passato al Consiglio dei X e il 19 giugno delibera il verdetto. Le condanne sono esemplari. I quattro fratelli Bocchi e il Nobile Lovati sono condannati al bando perpetuo dai territori della Serenissima con l’ espoprio di tutti i loro beni che sono messi all’ asta, sulle loro teste viene messa una taglia e nel caso di cattura saranno impiccati all’istante. Si stabilisce inoltre che le loro case devono essere rase al suolo e che vi venga eretta una colonna a ricordo perpetuo del reato compiuto. Anche gli altri imputati ricevono la stessa condanna ma con taglia di valore inferiore e senza la confisca dei beni. Sia al curato Cimante che al marchese Tassoni viene data la possibilità entro tre giorni di presentarsi e dichiarare la propria innocenza.
La sorte peggiore però tocca al povero Francesco Brancaleon molto probabilmente perché non riesce a riparare oltre i confini. Il suo destino è deciso il 9 luglio viene condannato a morte. Il sabato mattina seguente venne condotto tra le colonne di San Marco e San Todaro e fatto salire sopra il patibolo dove trova la morte per impiccagione, e il suo cadavere rimane appeso al patibolo sino all’ imbrunire.
Costui probabilmente è l’unico Adriese ad essere stato condannato a morte dalla Serenissima Repubblica nei quasi tre secoli di dominio nella nostra città.

La Forca
Marco Honor Fidelitas Fornaro

Autore: Marco Honor Fidelitas Fornaro

Adriese da sempre, le mie più grandi passioni sono il calcio e la storia. Appesi gli scarpini al chiodo seguo la squadra della mia città dalle gradinate del “Luigi Bettinazzi”. Interrotti gli studi universitari continuo a divorare libri sulle “Memorie Patrie” per saziare la mia fame di sapere chi eravamo.
Assalto alle carceri: un unico adriese al patibolo della Serenissima ultima modifica: 2019-06-19T08:24:42+02:00 da Marco Honor Fidelitas Fornaro

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