Adria, l’impianto sportivo di Ca’ Cima resta chiuso.
ADRIA – Niente da fare per il centro sportivo di Ca’ Cima. L’attesa asta pubblica per l’assegnazione e la riapertura della struttura si è conclusa con un nulla di fatto: nessun’offerta è pervenuta entro i termini stabiliti. Un verdetto che spegne, almeno per il momento, le speranze dei residenti e degli appassionati di vedere il polo sportivo nuovamente in funzione.
L’impianto, che in passato ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per l’aggregazione giovanile e l’attività fisica della frazione e dell’intero comune adriese, rimarrà con i cancelli sbarrati.

I motivi del flop
Secondo le prime ricostruzioni e i commenti emersi dagli ambienti locali, a frenare i potenziali investitori o le associazioni dilettantistiche sarebbero stati i costi di gestione e, soprattutto, i necessari interventi di riqualificazione. La struttura, ferma da tempo, richiede infatti importanti lavori di manutenzione straordinaria per essere messa a norma e restituita alla piena efficienza: un investimento iniziale che, evidentemente, è stato giudicato troppo gravoso o rischioso dai privati.

Le conseguenze per il territorio
La fumata nera dell’asta rappresenta una doccia fredda per la comunità. La mancata riapertura significa:
- Degrado potenziale: Il prolungarsi dell’abbandono rischia di esporre l’area a vandalismo e incuria.
- Mancanza di servizi: I giovani e le società sportive del territorio perdono un’ulteriore occasione di riscatto sociale e sportivo.
- Spopolamento dei servizi nelle frazioni: Ca’ Cima perde un potenziale motore di vitalità
- locale.
Quale futuro per Ca’ Cima?
Ora la palla passa all’Amministrazione comunale, che dovrà valutare le prossime mosse per non lasciare l’impianto al proprio destino. Le opzioni sul tavolo sono diverse:
- Ribasso della base d’asta: Indire un nuovo bando modificando le condizioni economiche o prolungando la durata della concessione per rendere l’affare più appetibile.
- Intervento pubblico preventivo: Intercettare fondi o stanziamenti comunali per sistemare le criticità più urgenti prima di rimettere la struttura sul mercato.
- Dialogo con il terzo settore: Avviare percorsi di co-progettazione con federazioni o enti di promozione sportiva per una gestione condivisa.
L’obiettivo resta uno solo: evitare che l’impianto di Ca’ Cima si trasformi nell’ennesima “incompiuta” del territorio. I cittadini attendono risposte e, soprattutto, una strategia chiara per la rinascita dello sport locale.




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