Prosegue l’avventura degli adriesi, tra le mire espansionistiche della famiglia d’Este e della Serenissima. Adria è partecipe dello scontro tra i due giganti dell’epoca, riuscendo a mantenere la propria autonomia cittadina. Supera, insomma, indenne anche questo ultimo sprazzo di medioevo. Ma il nemico più subdolo si manifesta quasi tre secoli e mezzo dopo. E’ l’anonimo autore rodigino, che non esita a fare abuso di un Diploma Imperiale del 1452. I difensori degli antichi diritti della città di Adria sono l’avvocato Mutinelli, lo storico Bocchi e il nobile Lupati. Essi non esiteranno a confutare le tesi distorte del libello irriverente e diffamatorio, inviato da Rovigo alla corte di Vienna. Lo fanno, carte alla mano, come tre Sherlock Holmes della fine del secolo dei lumi. E il tentativo di Rovigo di strappare ad Adria i suoi antichi diritti si dimostra viziato dalle menzogne e inconcludente.

L’articolo terzo degli antichi diritti – Biblioteca comunale di Adria, XX-K-6
L’Imperiale Investitura di Federico III
Il nostro anonimo rovighese si appella a un’investitura imperiale, con la quale Federico III, di passaggio a Rovigo, grato per l’essere stato accolto con grande magnificenza dalla città, l’avrebbe messa a capo di una contea. In realtà, contesta il nostro avvocato, di concerto con Bocchi e Lupati, Rovigo è già capoluogo di una contea. E Federico III non viene certamente a Rovigo per renderle omaggio, ma per incontrare Borso d’Este. L’Estense accoglie l’Imperatore con splendidi doni. Anche perché Federico III, che è in viaggio per farsi incoronare imperatore a Roma da papa Niccolò V, sancisce l’unione dei feudi di Modena e Reggio, erigendoli a Ducato. E, ovviamente, nomina Duca lo stesso Borso d’Este. L’anonimo autore rodigino insiste nel sostenere che l’investitura va ad assoggettare a Rovigo, non solo la città di Adria e il territorio di Ariano, ma anche le terre di Argenta, i possedimenti e il castello di S. Alberto, la città di Comacchio, oltre a quelle di Lendinara e Badia, già appartenenti alla contea rodigina.

Borso d’Este
Le bugie svelate
I nostri studiosi della fine del XVIII secolo incalzano immediatamente le tesi rodigine. Intanto la stesura dell’Imperiale Investitura appare, a lor dire, successiva all’anno 1452 e, dunque, di dubbia veridicità. Il documento che, in ogni caso, parla dei privilegi confermati al neo Duca Borso d’Este e non alla città di Rovigo, non possiede nessuno dei requisiti notarili dell’epoca. Inoltre, assegna al Duca Estense città e terre che, all’epoca, sono riconosciute ai vicariati di Ravenna e di Roma. Come si può, dunque, considerarle annesse alla contea rodigina, se queste continuano a far capo ai loro Principi? E, qui, persino l’anonimo e i suoi sostenitori sono sconcertati dall’ardire delle loro stesse bugie. Così, si inventano una signoria honoris causa, in base alla quale Rovigo è capoluogo anche di quelle terre che, però, formalmente rispondono alle loro primitive autorità. Come si può ben immaginare, una forma di dualismo governativo inaccettabile per l’epoca.

Le torri di Rovigo
Le tesi degli storici adriesi
Le tesi dei nostri tre storici adriesi sono oltremodo confortate dalla totale assenza di atti che possano testimoniare, in qualsiasi forma, l’esercizio della potestà di Rovigo su Adria. A questo occorre aggiungere che è impensabile concepire che l’unica città Sede Vescovile del Polesine possa divenire pertinenza di un’altra di assai meno nobili origini e, fino ad allora, di minor rilevanza. Il supposto diploma imperiale è, per Mutinelli e soci, zeppo di errori formali e sostanziali e di asserzioni confuse, tali da minarne la credibilità. La prova, insomma, non regge di fronte all’esame di tre esperti e al confronto con testimonianze che dipingono Adria come città assolutamente indipendente dal potere rodigino.

Medaglione di Ercole I d’Este
Ercole I e il leone di Venezia
La guerra del 1482 tra il Ducato Estense e Venezia scompagina ulteriormente le giurisdizioni territoriali polesane. Meglio conosciuta come guerra del sale, vede i ferraresi allearsi con Ferdinando I di Napoli, Federico I di Gonzaga, Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna e Federico da Montefeltro, Duca di Urbino. Nell’altro schieramento militano, oltre i veneziani, il papa, la città di Genova e il marchese Bonifacio III del Monferrato. Il 7 maggio 1482 l’esercito della Serenissima entra vittorioso in Adria. Il Conte Silvestri, rodigino, nella sua narrazione, pretenderebbe che i veneziani, inferociti per l’ostinata resistenza adriese, radano al suolo la città. Secondo il nobile in parola, la distruzione sarebbe tale da ridurre Adria a un cumulo di macerie. In realtà gli adriesi, assieme alle truppe di Ercole I d’Este, è presumibile abbiano provato a opporre resistenza ai veneziani. Vista, però, l’inutilità degli sforzi, si premuniscono di pensare all’integrità territoriale e a mantenere i propri diritti, sanciti dagli Statuti cittadini.

Leone di San Marco – Venezia, ingresso dell’Arsenale
Il Privilegio del Doge
Adria, dunque, non soffre particolari distruzioni e accoglie integra i suoi due Provveditori veneziani, Antonio Diedo e Giovanni Manolesso. Il 1° giugno 1482, inoltre, il Doge Giovanni Mocenigo sigla con Adria un Privilegio, in cui promette, in cambio della fedeltà a Venezia, di non alterare le antiche immunità, consuetudini ed esenzioni concesse alla città, impegnandosi, altresì, di provvedere al decoro della Vescovile sua Chiesa. Nell’agosto del 1482 i veneziani conquistano il territorio della contea rodigina. Provvedono a nominare Alvise Basadonna quale Sindico, Provveditore ed Avvogadore della città di Adria e Provveditore insieme del Polesine di Rovigo. La separazione delle due cariche, ancorché affidate alla medesima persona, avvalora ulteriormente le tesi di Mutinelli e degli altri due adriesi.

Cavalieri della fine del XV secolo
La pace di Bagnolo
Con la pace di Bagnolo, siglata il 7 agosto 1484, Ercole I d’Este rinuncia alla signoria sul Polesine di Rovigo. Venezia restituisce al Duca Adria, Ariano e Corbola, insieme a Melara, Castelnuovo e Ficarolo. Dei termini del trattato, ivi compreso, dunque, l’integrità giurisdizionale di Adria, si parla anche nelle opere del cronista veneziano Marin Sanudo il Giovane. Insomma, a nulla valgono le invenzioni dei rodigini. Adria mantiene intatto il suo primato e lo manterrà inalterato anche nei tre secoli successivi, di cui tratteremo prossimamente.
Nella prossima puntata il dominio della Serenissima.



