CULTURA STORIA

Adria e il dominio veneziano (prima parte)

Palazzo Ducale
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La pace in Polesine dura meno di cinque lustri. Nel 1508, infatti, le più grandi potenze europee dell’epoca si uniscono contro Venezia, dando vita alla Lega di Cambrai. Venezia è letteralmente circondata. Il fronte nemico è ampissimo. Comprende il Sacro Romano Impero, la Francia con il Ducato satellite di Milano, la Spagna e il Regno di Napoli, l’Ungheria, il Papa, il Ducato Estense e quello di Savoia e, infine, il Marchesato di Mantova. E Adria? Adria vive le sorti del conflitto, tra le vittorie e le sconfitte dell’uno e dell’altro schieramento. Dalla Lega di Cambrai alla Lega Santa e oltre, continua la storia di Adria, nelle parole dell’avvocato Mutinelli, dello storico Bocchi e del nobile Lupati.

 Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - Medaglia di Alfonso I d'Este

Medaglia di Alfonso I d’Este

Torna la guerra tra l’aquila di Ferrara e il leone di Venezia

Il trattato, che i maggiori stati europei e italiani degli inizi del XVI secolo siglano a Cambrai, mira alla sconfitta di Venezia e alla spartizione delle sue spoglie. I firmatari, dunque, sostengono sia necessario far cessare le perdite, le ingiurie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato. Ma chi sono coloro che deplorano la politica estera della Serenissima? Sono il papa Giulio II, Massimiliano I d’Asburgo, il francese Luigi XII (che è anche Duca di Milano), lo spagnolo Ferdinando II d’Aragona (che è anche Re di Napoli) e Ladislao II di Boemia. A questi si aggiungono Carlo II di Savoia, Francesco II Gonzaga e Alfonso I d’Este. In definitiva, possiamo ben dire che, se Venezia non spicca per una politica di remissione e di francescanesimo, anche i suoi detrattori non possono essere considerati delle innocenti pulzelle.

 Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - Monumento a Papa Giulio II

Monumento a Papa Giulio II

Le colpe di Venezia

Massimiliano I e compagni accusano Venezia di aver usurpato i loro beni, i loro possedimenti, le loro città e castella, come se cospirato avessero per il male di tutti. Ecco perché, ognuno mirando a una sua precisa ricompensa territoriale, i cambrésiens trovano non solo utile ed onorevole, ma ancora necessario di chiamar tutti ad una giusta vendetta. Tutti uniti, insomma, per spegnere, come un incendio comune, la insaziabile cupidigia dei Veneziani e la loro sete di dominio. È in questo contesto che Alfonso I, Duca d’Este, a cui brucia ancora la sconfitta subita dal padre Ercole I, si lusinga, come dicono i nostri tre autori, di recuperare il Polesine di Rovigo.

Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - Particolare del ritratto di Alfonso I d'Este, sullo sfondo la battaglia della Polesella

Particolare del ritratto di Alfonso I d’Este, sullo sfondo la Battaglia della Polesella

Il conflitto e la diplomazia

Inizialmente Venezia subisce alcune sconfitte significative. I francesi di Luigi XII ne scompigliano l’esercito nella Battaglia della Ghiaradadda, ad Agnadello, il 14 maggio 1509. Alfonso I impartisce loro una dolorosa lezione di tattica nella Battaglia della Polesella, il 22 dicembre 1509, scontro navale e terrestre che anche Ludovico Ariosto descrive nel suo Orlando Furioso. Ma Venezia, il 2 marzo dello stesso anno, sconfigge, nel Cadore, le armate dell’Imperatore d’Asburgo. E anche se gli alleati sembra che riescano a mettere all’angolo i Veneziani, la diplomazia gioca loro un brutto tiro. Giulio II, nel 1510, decide che la Serenissima non rappresenta più la minaccia paventata sino ad allora. Punta il dito contro la Francia e il suo re, seguito, l’anno dopo, anche dalla Spagna e dal Sacro Romano Impero, dando vita alla Lega Santa. Così, Alfonso I, che inizia la guerra per riconquistare le terre che furono di suo padre, prova anzi la dispiacenza di vedersi spogliato d’un’altra considerabile porzione del Polesine con la perdita di Adria.

Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - Frontespizio dell'articolo quarto, Biblioteca Comunale di Adria, XX-K-6

Frontespizio dell’articolo quarto, Biblioteca Comunale di Adria, XX-K-6

Adria e il Privilegio in Dedizione alla Serenissima

Il Privilegio in Dedizione di Adria a Venezia è datato 18 dicembre 1509.  Ma le vicissitudini della guerra in atto, non consentono al Potestà, Leonardo Bembo, di insediarsi ad Adria prima del 1511. Vi giunge con una sontuosa scorta di dieci legni armati. Il Privilegio si discosta di poco da quello del 1482. Per questo, i nostri tre strenui difensori, possono affermare con sicurezza che il Doge Leonardo Loredan conferma ad Adria l’osservanza degli Statuti municipali. Si conservano, dunque, tutte le prerogative, le consuetudini e tutte le particolari esenzioni degli abitanti. Adria, così, mantiene integra la sua autonomia da Rovigo, senza che quest’ultima abbia alcuna possibilità di ingerenza. La separazione dei due territori trova conferma anche in una Parte Suprema del Maggior Consiglio, emanata oltre un secolo dopo, nel 1628.

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Sala del Maggior Consiglio

La Parte Suprema del Maggior Consiglio e le scaramucce politiche tra Adria e Rovigo

Nella determinazione del massimo organo politico veneziano, si accorda ad Adria la nomina di un Podestà e Capitanio. Il Rettore della Serenissima ha il compito di applicare sul territorio la politica definita dagli organi centrali dello Stato e di condurre ispezioni di natura economica e fiscale. Non è questo, ovviamente, il punto di vista dell’anonimo rodigino e dei suoi ammiratori. Essi continuano a sostenere che Adria ha perso da tempo la sua indipendenza e che la città etrusca è, ormai, pertinenza della contea rodigina. Si domandano, allora, i nostri tre autori, come questo sia possibile, tenuto conto che non ci sono atti d’abrogazione del Privilegio dogale. Come può essere Adria suddita di Rovigo, se nessuna delle sue prerogative è stata abrogata? E neppure esiste un solo atto giuridico e solenne, che veda incorporato il Distretto Adriese in quello dei Rovighesi.

Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - Piazza Vittorio Emanuele A Rovigo

Rovigo, Piazza Vittorio Emanuele II

I tentativi di abuso dei Rovighesi

I Rovighesi, però, non demordono. Abusando di qualche delega concessa da Venezia, provano più volte a interferire negli affari adriesi. Lo fanno, ad esempio, sulle Rassegne delle Milizie Territoriali, sul regolamento delle acque e persino sulla gelosa materia di sanità. In questo sono pienamente sostenuti dal Rettore che Venezia ha assegnato loro. Evidentemente anche costui è ingolosito all’idea di ampliare il suo rettorato distrettuale, con territori e ricchezze allettanti. Ma i ricorsi presentati dagli adriesi a ogni tentativo di prevaricazione e le delibere dogali e del Maggior Consiglio, annullano tutti gli ordini indebiti, provenienti da Rovigo. E Adria continua, nella sua totale indipendenza dal vicino molesto, a prendersi cura di materie di vitale importanza, come le arginature e i fiumi, i diritti de’ suoi Consorzj e la proprietà privata. Né Venezia è disposta a tollerare che sulle campagne adriesi avessero luogo le operazioni di un popolo confinante.

Continua la storia di Adria tra Ferrara e Venezia - La Cattedrale di Adria

La Cattedrale di Adria

Il furto delle rendite arcipretali

Se qualcuno volesse le prove dell’ostinazione dei rodigini, il libro di Mutinelli, Bocchi e Lupati ne è zeppo. Nel 1667, difatti, ai nostri amichevoli vicini salta in mente di sequestrare le rendite dell’Arciprete e dei Canonici della Cattedrale di Adria. I rodigini intendono, così, obbligare i religiosi ad accettare che il Rettore di Rovigo sia l’unica autorità competente per assegnare loro il temporale possesso dei Beneficj Ecclesiastici. Ma un arbitrio di tale natura rappresenta una doppia offesa all’indipendenza di Adria e della sua Chiesa. C’è, in primis, l’incompetenza del sequestro, eseguito in giurisdizione aliena. Vi è, poi, il meditato disegno di assoggettare il Clero di Adria ad un Capo di Provincia. Gli adriesi, consci che l’attacco alla Cattedrale altro non è che il tentativo di creare una testa di ponte dalla quale insidiare la loro autonomia, reclamano, a gran voce, giustizia a Venezia.

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Domenico II Contarini, Doge di Venezia nel 1667

La giustizia del Doge Contarini

Il Doge Domenico II Contarini, sentite le parti, emette, il 3 agosto 1667, un Pubblico Comando diretto al Podestà e Capitanio di Rovigo, in cui ordina l’immediata restituzione delle rendite sequestrate all’Arciprete e ai Canonici. Conferma, inoltre, che i benefici ecclesiastici della Chiesa Adriese sono competenze esclusive della Cancellaria del Rettore di Adria. Così, i tre amici del 1798, possono affermare, con forza, che Adria non è mai stata soggetta a Rovigo. E ciò, nonostante i tentativi dei rodigini di appropriarsi illegittimamente del suo territorio e dei suoi privilegi, come vedremo nella prossima puntata.

La prossima settimana, la seconda parte.

Enrico Naccari

Autore: Enrico Naccari

Nato ad Adria nel 1961, ha lavorato in Italia e all’estero. È appassionato di storia e di gastronomia.

Adria e il dominio veneziano (prima parte) ultima modifica: 2019-03-01T09:00:10+02:00 da Enrico Naccari

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