PERSONAGGI STORIA

Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte seconda.

La Partenza Del Garibaldino

È l’anno 1848 e io sono dovuto scappare da’la mi Adria. Mi chiamo Giacinto, cittadino del Regno Lombardo – Veneto. La mia colpa è quella di sentirmi italiano, anzi, di essere italiano. Sono italiano checché ne dicano quelli che comandano a Vienna, a Milano e a Venessia. Sono Giacinto, el fiolo de Pacifico e de’la Santina. Orgogliosamente adrioto e italiano. Mi chiamo Giacinto Naccari e ho combattuto nel nome d’Italia. E questa è la mia storia.

Il mio nome è Giacinto La Partenza Dei Coscritti Quadro Di Gerolamo Induno Foto Museo Del Risorgimento Di Milano
La partenza dei coscritti (Girolamo Induno) – foto museo del Risorgimento di MIlano

Il mio nome è Giacinto: il dolore e la rabbia.

È arrivata una carta. L’ha scritta l’arciprete della Cattedrale per conto di Nane, il mio aiutante di bottega. Quello che ho letto mi ha gettato nella disperazione. La polmonite si è portata via la mia Rosa. Ci siamo scambiati un bacio, uno solo, prima che partissi per questo esilio forzato. Un bacio, una promessa di amore eterno. E, ora, non mi restano che i segni delle mie unghie, conficcati nel palmo delle mani. Rosa, amore, anima mia. A g’ho un gropo in gola e la voja de morire. Ma non voglio morire in peccato e inutilmente. Non fossi stato costretto ad andarmene, la mia Rosa la gavaria sposà. Ora, la piangerei ugualmente. Ma, forse, non sentirei questo gran vuoto dentro. Questa rabbia, che la g’ha ben poco de cristiano, ma che non riesco a mandar via.

Il mio nome è Giacinto - dipinto di Adam Franz bombardamento austriaco di Vicenza nel 1848
Bombardamento austriaco di Vicenza nel 1848 (Adam Franz) – foto Perini

Mi chiamo Giacinto: libertà e indipendenza.

Fa freddo. Del resto siamo quasi a novembre. Ho passato settimane a imbriagarme, per arginare il dolore graffiante per la morte di Rosa. Mi hanno aiutato alcuni amici, che ho conosciuto di recente nei miei giri per la città e per i suo i dintorni. Nicola e Giuseppe hanno qualche anno più di me. Poi c’è Luigi, che ne ha solo 18. Tutti e tre mi guardano curiosi, quando lo chiamo bocia. Sto ancora male, quando penso a quello che avrebbe potuto essere. Ho l’Italia nel cuore, che mi addolcisce un po’ la pena. Con gli amici si parla tanto di libertà e di indipendenza. E anche di tradimento, quello di fine aprile da parte del papa re. Ha lasciato i suoi cittadini in armi in balia della sorte. Eppure, i soldati di Durando e i volontari di Ferrari si sono così ben comportati a Vicenza e a Cornuda.

Il mio nome è Giacinto - Giuseppe Garibaldi Foto Uaar
Giuseppe Garibaldi – foto UAAR

A Roma! A Roma!

Già, il tradimento di Pio IX. A Roma hanno ucciso Pellegrino Rossi. Il papa è scappato a Gaeta. Noi quattro ci siamo uniti alla Legione Italiana e siamo in viaggio verso Roma. Siamo partiti da Macerata assieme ai volontari del Generale Garibaldi. Hanno quasi tutti combattuto in Uruguay e, poi, in Lombardia e in Tirolo, al servizio di Carlo Alberto. Siamo tutti molto allegri. Il bocia ci tiene su il morale, cantando canzoni sconce. Marciamo a passo sostenuto e la gente si accalca al nostro passaggio. Sono timorosi, al nostro arrivo. Ma, quando scoprono che non importuniamo le donne e che paghiamo tutto quello che prendiamo, gli animi si rasserenano. I bimbi si fanno più sfrontatelli e noi dividiamo volentieri qualche galletta con loro. Abbiamo marciato a lungo, ma è stato meraviglioso quando, stamattina, abbiamo intravisto, in distanza, la città eterna.

Il mio nome è Giacinto - Roma Gianicolo Monumento A Giuseppe Garibaldi Foto Wikipedia
Roma, Colle del Gianicolo, monumento a Giuseppe Garibaldi – foto Wikipedia

Il mio nome è Giacinto: la città eterna.

Siamo a Roma da qualche giorno. Tutto è enorme. I palazzi, i monumenti, il fiume. A penso a’la mi casa, vicino al canale, nella mi Adria. È pieno di preti, qui. Dunque, le voci che raccontavano che erano scappati e che quelli rimasti erano oppressi erano tutte false. Ho trovato Giovanni e Giuseppe, sono polesani anche loro. Sono un po’ più vecchi di me e mi raccontano che le famiglie non volevano che partissero. Ma il richiamo della libertà è stato più forte. Mi hanno detto che, qui, si sta parlando di fare la Repubblica e di darle una Costituzione. Mi hanno detto di averne sentito parlare da Cesare Agostini. Stava leggendo alcune bozze e loro le hanno quasi imparate a memoria. Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli. Son parole che mettono i brividi.

Qui finisce la seconda parte della storia di Giacinto, così come è stata tramandata nella famiglia Naccari.

Enrico Naccari

Autore: Enrico Naccari

Nato ad Adria nel 1961, ha lavorato in Italia e all’estero. È appassionato di storia e di gastronomia.
Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte seconda. ultima modifica: 2019-09-04T08:50:40+01:00 da Enrico Naccari

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