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L’Interdetto di Adria: quando la città finì su tutti i giornali d’Europa

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Che Adria, unica città al mondo ad aver dato il nome ad un mare: il Mare Adriatico, fosse nota fin dall’antichità, ben si sa. Reduce da un passato glorioso (greci, etruschi e successivamente romani), la città di Adria ridivenne tristemente nota a livello nazionale ed internazionale nel 1909. Il motivo? L’ultimo interdetto. Andiamo gradualmente a scoprire cosa accadde 109 anni fa.

Adria 1770 prima immagine a stampa

Adria diocesi millenaria.

Facente parte dell’Esarcato di Ravenna, dal IV-V secolo crebbe l’importanza della Chiesa Cattedrale di Adria come sede vescovile e successivamente il potere feudale dei vescovi-conti. Ma in seguito l’affermarsi, fino a diventare capoluogo del Polesine, del luogo fortificato di Rovigo, in posizione strategica più centrale, spinse i vescovi a risiedervi prevalentemente. Questo innescò la diatriba con Adria. La costruzione del Seminario diocesano (1592), non alla Cattedrale come previsto dal concilio tridentino, ma a Rovigo, accanto al duomo, accese ancora di più la rivalità. La contesa arrivò fino al Senato Veneto che ristabilì la temporanea precedenza della Cattedrale di Adria. Dopo la caduta di Venezia ed il susseguirsi dei Regni Napoleonico, Lombardo Veneto e d’Italia, ormai i vescovi risiedevano più che altro a Rovigo, andando a visitare Adria di tanto in tanto.

30513124478 Ddefb54d3d BUna vecchia diatriba

Il Clero di Rovigo faceva continue pressioni perché la città fosse essere riconosciuta come con-cattedrale. Questo suscitò una alzata di scudi generale in difesa della titolarità di Adria considerata questione di diritto storico e non puramente clericale, patrimonio di tutti, religiosi e civili, praticanti e non, che agitava gli animi ogni qualvolta Rovigo presentava le sue istanze. La Sacra Congregazione Concistoriale, presieduta da Papa Pio X, il 7 luglio 1909 aveva stabilito il trasferimento degli uffici della Curia a Rovigo, riconosciuta come sede di residenza ordinaria del vescovo, per evidenti ragioni di funzionalità. Di fatto Adria conservava il titolo e la Cattedrale ma perdeva le funzioni di governo in favore di Rovigo.

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I fatti

Pur temendosi incidenti, il nuovo vescovo Pio Tommaso Boggiani decise recarsi di persona ad Adria per comunicare ai Canonici il decreto di trasferimento. Nel pomeriggio di domenica 26 settembre 1909 arrivò in treno con il suo segretario ed incontrò il Capitolo dei Canonici. Tra la popolazione si sparse la voce inesatta che la sede vescovile venisse trasferita a Rovigo. Al termine dell’incontro la gente incominciò ad assembrarsi. Dapprima bambini e donne accompagnarono il vescovo, avviatosi a piedi verso la stazione ferroviaria. Poi anche ragazzi ed uomini accorsero per protestare, con fischi ed urla, un tumulto. A circa metà del viale alcuni facinorosi scagliarono pietre e sassi colpendo il Vescovo prima ad un braccio e poi ferendolo al capo. Il prelato, grondante di sangue riuscì ad arrivare alla stazione e poté salire in treno per Rovigo. Le ferite furono giudicate guaribili in quindici giorni. Non mise mai più piede in Adria. Un atto gravissimo si era compiuto.

Vecchi Giornali

La risonanza mediatica

La notizia dell’aggressione al Vescovo ebbe subito molto rilevanza, rimbalzando dalle cronache locali (Il Gazzettino, Corriere del Polesine, La settimana, Il Resto del Carlino) ai giornali di mezza Europa. L’eco della clamorosa vicenda si diffuse rapidamente sulla stampa nazionale (L’Avvenire d’Italia, Berico, La Difesa, L’adriatico, Vita, L’Avanti) ed estera (specialmente in Francia Le Figaro, Les Nouvelles, Le Peuple Francais, Le soleil, La Liberté, La Petite Repubblique, Le Petite Journal, e L’eclair), deplorando l’accaduto in difesa del povero vescovo, ma anche innescando opinioni polemiche in un clima anticlericale, suscitando scritti a favore degli aggressori che passarono da eroi. Tale clamore obbligò la Santa Sede a condannare severamente l’aggressione, talmente esecrabile e sacrilega, applicando la norma più severa: l’interdetto. Per quindici giorni, dal 2 al 16 ottobre 1909, la città fu tagliata fuori dalla cristianità: non si celebrarono messe, non si amministrarono sacramenti, non suonarono le campane in tutte le chiese di Adria e suburbio.

Adria La Cattedrale (foto Raf Stoppa)

L’interdetto

È una grave punizione applicata dalla Chiesa ai fedeli, per questo non più utilizzata da secoli. Consiste appunto nel divieto di svolgere qualsiasi pratica religiosa. La gravità sta anche nel fatto che in caso di inadempienza scatta in automatico la scomunica. L’interdetto di Adria risultò nella storia della Chiesa l’ultimo decretato generale, locale e personale: colpì Adria ed il soburbio, persino il canonico della Cattedrale mons. Filippo Pozzato che non si trovava in città all’epoca del fatto, ma convalescente ad Asolo, ne fu soggetto.

Tribunale Rovigo

Il processo

Il 13 novembre 1909 si tenne il processo agli imputati dell’aggressione per i reati di lesioni personali, oltraggio, violenza e resistenza all’arresto. Sei furono assolti, gli altri undici condannati a lievissime colpe. Fra essi un giovane di 17 anni, considerato il feritore del Vescovo, tale Franzoso Giovanni di Giuseppe (mesi due e giorni cinque di reclusione e 92 lire di multa), che dopo quell’episodio venne soprannominato Nane del buso. Il padre Giuseppe che faceva il sacrestano in Cattedrale, morì di crepacuore un mese circa dal fatto. Lo scapestrato Nane acquistò una certa popolarità negli ambienti anticlericali. In epoca fascista divenne balilla ed alfiere del fascio locale, ma dopo una vita tormentata si riconciliò con la Chiesa.

Fattori decisivi

Mons. Vanni Cezza che su “Pio Tommaso Boggiani Vescovo di Adria (1908-1912)fece la sua tesi di Laurea (Studio Teologico Accademico Bolognese, A.A. 1983-84) interrogato direttamente sulla questione, ritiene che sulla decisione dell’Interdetto furono decisivi il peso della rilevante personalità del Vescovo Boggiani, il suo ruolo di Visitatore Apostolico ed i suoi stretti rapporti con papa Pio X.

Tommaso Pio Boggiani

Pio Tommaso Boggiani, l’ultimo degli inquisitori

Domenicano, teologo, professore di diritto, tenuto in particolare considerazione dal Papa, da cui ricevette direttamente l’incarico di Visitatore Apostolico. Fu inviato nelle diocesi e nei seminari per mettere allo scoperto situazioni critiche di deriva modernista, stilando relazioni severe, estremamente fedele alla linea di Pio X. Una persona di spessore, esperienza e prestigio, ma molto intransigente. In seguito fu Delegato Apostolico in Messico, poi Arcivescovo di Genova. Nominato Cardinale partecipò ai Conclavi di elezione di Pio XI e Pio XII.

Papa Pio X

Papa S. Pio X, umile e rigoroso contro il modernismo

Era un uomo gioviale, positivo, pronto alla battuta. Ma anche dotato di un carattere irruente, rude, autoritario, un temperamento forte e focoso. Tenace nel perseguire, con fermezza di carattere il modernismo ed il liberalismo. Per ristabilire l’ordine e la disciplina nella Chiesa italiana incrementò lo strumento delle visite apostoliche, incaricando un gruppo di esperti e determinati ecclesiastici, scelti personalmente, come mons. Boggiani. Non poteva permettere che si mancasse di rispetto ed ubbidienza verso chi rappresentava l’autorità della Chiesa.

Bolla Nomina Vescovo Rizzi

Bolla pontificia di Papa Pio X, del 30 maggio 1913.

Nomina di Anselmo Rizzi vescovo di Adria.

Dopo quasi tre anni di assenza a seguito dell’Interdetto, il nuovo Vescovo fece il solenne ingresso in Cattedrale il 15 dicembre 1913. Era necessaria una guida in grado di traghettare i fedeli verso una nuova ripresa spirituale, un prelato fornito di doti eccezionali di bontà, operosità e pietà. Pio X scelse il mantovano Anselmo Rizzi. Aveva 39 anni e resterà alla guida della diocesi fino alla morte che lo colse il 20 ottobre 1934. Nell’ambito di un generale riassetto delle diocesi italiane, il 30 settembre 1986 la Sacra Congregazione per i Vescovi ha elevato Rovigo a con-cattedrale, modificando il titolo in diocesi di Adria-Rovigo, con buona pace degli adriesi. 

Marta Vigato

Autore: Marta Vigato

Ragioniera ma non calcolatrice. Laureata ma continuamente bisognosa di apprendere. Sono appassionata di storia, cultura, libri, musica, cinema, arte ed … umanità: “humani nihil a me alienum puto” nulla di ciò che è umano mi è estraneo.

L’Interdetto di Adria: quando la città finì su tutti i giornali d’Europa ultima modifica: 2018-10-19T18:11:53+00:00 da Marta Vigato

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