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Eroi adriesi: Gian Giacomo Badini di Bellasio indomito ed intrepido Italiano

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La nostra città è ricca di storia, questo è risaputo. Molti che hanno i natali adriesi sono divenuti famosi per i più disparati motivi. Pittori, musicisti, uomini di spettacolo e campioni sportivi. Uomini politici, genetisti di fama mondiale e soldati decorati. A volte passeggiamo per le vie che portano i loro nomi, senza pensare ai loro meriti, alle loro imprese. Oggi vi parliamo di uno di loro, Gian Giacomo Badini di Bellasio.

Gian Giacomo Badini un eroe adriese - Stemma Badini

Stemma araldico della famiglia Badini di Bellasio e Rovereto della Villa di Cordenons

I Conti Badini di Bellasio

La famiglia dei Conti Badini è di antica e nobile stirpe pordenonese. Il 2 aprile 1710, con la ducale veneta del Doge Giovanni II Corner, viene confermato il loro titolo comitale. La famiglia trae il nome dai suoi possedimenti di Bellasio e di Rovereto, presso Cordenons. Il titolo nobiliare è ratificato, il 16 ottobre 1864, da Vittorio Emanuele II. Carlo Antonio Badini giunge ad Adria nel 1890, per assumere l’incarico di direttore del Regio Ginnasio “Bocchi”. Sono con lui la moglie, Giuseppina Sacchetti, il figlio Damiano e la figlia Lina. Ad Adria, il 22 gennaio 1894, nasce il loro terzogenito, Gian Giacomo.

Gian Giacomo Badini un eroe adriese - L'europa Nel 1915, Ed. Ronchi Varoli,

Cartina satirica dell’Europa nel 1915

Venti di guerra

La famiglia Badini si trasferisce a Roma quando Gian Giacomo è ancora un giovinetto. Egli compie i suoi studi superiori all’Istituto tecnico Leonardo da Vinci. Si iscrive, poi, alla facoltà d’ingegneria. Nel frattempo, l’Europa è percorsa da fremiti che si richiamano all’irrazionale. Si vive una celebrazione violenta della forza. Si afferma il primato dell’individualità anche nei rapporti tra nazioni. É una vera e propria esaltazione della guerra, quella che vivono i giovani come Gian Giacomo. Ed egli, così, abbandona le aule universitarie per arruolarsi come allievo ufficiale. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo vede, Sottotenente di complemento nell’arma di artiglieria. É in forza al 5° reggimento artiglieria da costa e da fortezza.

Gian Giacomo Badini di Bellasio - obice da 75/18

Obice da 75/18 dell’artiglieria italiana

Il piano di Cadorna

Dunque, il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra. Il piano strategico di Luigi Cadorna, Capo di stato maggiore del Regio Esercito, prevede una strenua difesa a ovest. La difesa del settore occidentale è il perno delle azioni offensive condotte a est. Il reggimento di Gian Giacomo è, in un primo momento, impiegato in alto Cadore. Nel novembre 1915, Gian Giacomo è assegnato al 38° raggruppamento artiglieria d’assedio, con il quale entra in combattimento sull’Isonzo.

Gian Giacomo Badini di Bellasio - Le rovine di Asiago

Asiago – Le rovine durante la battaglia degli altipiani

La Strafexpedition e le battaglie sull’Isonzo

In Trentino, il Regio Esercito riesce a fermare la Strafexpedition austriaca. Lo fa mettendo a rischio anche il settore orientale del fronte e con un costo enorme in vite umane. Nonostante le pecche evidenti, Cadorna conferma il suo piano strategico. Gli italiani continueranno a difendersi a occidente e ad attaccare a oriente. Gian Giacomo combatte sul settore orientale. I suoi pezzi d’artiglieria sostengono le azioni della fanteria e della cavalleria. Controbattono le artiglierie austriache. Sono in prima linea nella sesta battaglia dell’Isonzo, che porta alla conquista di Gorizia. A luglio 1916, Gian Giacomo è promosso Tenente.

Gian Giacomo Badini di Bellasio - Cannone da 105/28

Cannone da 105/28

La 10^ batteria

Con la promozione, Gian Giacomo è trasferito alla 10^ batteria da 105/28 in qualità di Sottocomandante di batteria. Combatte nel settore della 3^ Armata, meritandosi due encomi solenni e la proposta per la promozione a Capitano. Con i suoi cannoni e gli artiglieri della 10^, a ottobre del 1917, è sul Dosso Faiti. Ed è lì che, il 24 ottobre, lo coglie la disfatta di Caporetto.

Gian Giacomo Badini di Bellasio - La ritirata di Caporetto

Militari e profughi civili in fuga dopo Caporetto

La ritirata

É la sera del 30 ottobre 1917. Il Comandante della 10^ batteria è andato in avanscoperta. Ha lasciato il comando del reparto al suo Sottocomandante, Tenente Gian Giacomo Badini di Bellasio. I cannoni arrancano sulla strada fangosa, trainati dai cavalli. Gli artiglieri della 10^ non sono fuggiti, non hanno abbandonato le armi e l’equipaggiamento. Hanno resistito, per, poi, ripiegare con ordine. Sono sfiniti e il loro procedere è reso ancora più penoso dai numerosi ostacoli. Materiali e carriaggi abbandonati, soldati e civili in fuga. Il piccolo e ordinato reparto, alla cui testa marcia Gian Giacomo, sembra uno scoglio su cui si infrangono onde tempestose.

Gian Giacomo Badini di Bellasio - cannone da 105/28

Cannoni da 105/28

L’ultima battaglia

Sono uomini sfiniti da sei giorni di combattimenti e di marce, quelli della 10^. Sono diretti ai ponti di Codroipo, per, poi, raggiungere la linea del Piave. Non vi arriveranno mai. L’attacco nemico è improvviso e violento. É un reparto di truppe d’assalto germaniche. I cannoni non possono essere messi in batteria per il fuoco. Gian Giacomo, allora, ordina che vengano resi inutilizzabili. Non devono cadere intatti nelle mani del nemico. Dispone i suoi uomini per l’estrema difesa. La 10^ oppone un’ultima fiera resistenza. I suoi artiglieri respingono i primi assalti del nemico. Ma i tedeschi sono più numerosi e possono contare sul fuoco d’appoggio di molte mitragliatrici. Essi minacciano di aggirare gli italiani.

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Tenente Gian Giaco Badini di Bellasio

L’artiglieria italiana non si arrende

Gian Giacomo comprende il pericolo e tenta l’impossibile. Si getta sugli avversari più vicini e gli abbatte a colpi di pistola. Fronteggia la marea degli assalitori, ma è ferito gravemente e cade a terra. I tedeschi, colpiti dal coraggio del giovane ufficiale, gli offrono la resa. “L’artiglieria italiana non si arrende”, risponde sdegnato Gian Giacomo. Tenta di rialzarsi e di scagliarsi ancora contro gli avversari e trova la morte. Alla sua memoria è decretata, il 1° febbraio 1920, la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Enrico Naccari

Autore: Enrico Naccari

Nato ad Adria nel 1961, ha lavorato in Italia e all’estero. È appassionato di storia e di gastronomia.

Eroi adriesi: Gian Giacomo Badini di Bellasio indomito ed intrepido Italiano ultima modifica: 2019-04-05T09:00:04+02:00 da Enrico Naccari

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