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PERSONAGGI STORIE

Il Cieco e l’illustre donzella: il legame tra il maestro e la sua allieva

Il Cieco e l'illustre Donzella

Approfondendo la figura di Luigi Groto, il Cieco d’Adria, spiccano i suoi legami e corrispondenze con diverse rappresentanti del gentil sesso.  Molte sono poetesse e scrittrici.  Al drammaturgo adriese alcune di loro chiedono consigli e inviano i loro componimenti per chiedere pareri. Altre, invece, sono venerate dal Groto per le loro doti intellettuali, artistiche e umane. Per Alessandra Bianchini, di Bologna, detta la Cavaliera, compone una corona di dodici sonetti. Il Cieco nutre, poi, una stima immensa verso Gasparina Pittoni, donna virtuosa e correttrice delle sue bozze. Sembra, inoltre, che una nobile veneziana, Gianetta Tron, poetessa, debba la sua fama per essere stata protettrice pietosa dell’illustre Cieco d’Adria. Il Cieco e l’illustre donzella Issicratea sono i protagonisti del nostro racconto.

Issicratea Monti(e), l’illustre donzella

Tra le sue allieve spicca, Issicratea Monti(e), giovane talentuosa, considerata dal Groto la decima Musa. Il nome di battesimo di questa ragazza prodigio è significativo. Issicratea, regina di Ponto, moglie di Mitridate, rinunciò alla sua femminilità per seguire il marito in battaglia. Un nome degno, quindi, della protagonista di una tragedia, forma classica riscoperta appunto nel Cinquecento.  Anche per la giovane letterata di Rovigo, la vita non risparmiò sofferenze e sfortune. Ella, infatti vide naufragare il matrimonio e morì in giovanissima età. Discendente da parte di madre del celebre Celio rodigino, trova nel Cieco d’Adria uno dei suoi maestri. Discepola del colto Antonio Riccoboni, sembra potesse fregiarsi, tra le prime in Italia, del titolo di dottoressa.

Il Cieco E L'illustre Donzella - Copertina orazione di Issicratea Monti

Il Cieco e l’illustre donzella sono entrambi dei prodigi in giovane età. Issicratea, a soli quattordici anni, scrive un’orazione al doge Sebastiano Venier. Il Cieco a 15 anni presenta una corona di sonetti alla Regina Bona di Polonia. La Monti frequenta anche il mondo culturale vicentino nel quale introduce lo stesso Groto.  È, inoltre, ammessa all’Accademia dei Concordi di Rovigo nel 1580. Il Cieco fa trasparire l’affezione verso questa sua allieva attraverso alcune lettere che le invia. In una di queste datata 20 maggio 1575 si intuisce che la giovanissima Issicratea avesse spedito un suo sonetto al Groto con la preghiera di esser corretto. Il Cieco le scrive, quindi, per gloriarsi d’aver risposto alla più dotta e gentil donzella d’Italia.

Il Cieco e Issicratea, compagni di comune miseria

Due lettere del Groto dei primi mesi del 1584 ricordano il mancato matrimonio della Monti con il rodigino Mainente. Sembra, infatti, che a quest’ultimo importasse solo la dote che Issicratea non aveva. Il Cieco d’Adria cerca di confortare la sua allieva scrivendole che la colpa è solo degli uomini che sono tanto avidi. Egli trova anche le parole per consolarsi insieme delle loro sventure. “Voi, per non aver gran dote vi perdeste il marito. E io per non aver ampio patrimonio non trovo moglie. Consoliamoci dunque insieme, essendo compagni della miseria comune”.

Il Cieco E Illustre Donzella - ritratto di Issicratea Monti

Sembra che nello stesso anno (1584), Issicratea, dopo breve malattia, morì a soli 21 anni. Il Groto mancò l’anno successivo. Anche la morte accomunò il maestro e la sua allieva. Entrambi vennero sepolti in una chiesa. Le spoglie di Issicratea vennero poste nella Chiesa di San Francesco di Rovigo. Quelle del Cieco, invece, tumulate inizialmente presso San Luca, a Venezia, furono, poi, poste nella Chiesa Cattedrale adriese (ora San Giovanni). Nel tempo si sono perse le tracce di entrambe le tombe.

Bibliografia:
“Dell’illustre donzella Issicratea Monti Rodigina”
Lettere famigliari di Luigi Groto il Cieco d’Adria

Il Cieco e l’illustre donzella: il legame tra il maestro e la sua allieva ultima modifica: 2020-03-23T08:50:00+01:00 da Letizia Guerra
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