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Il ritratto del Groto: una storia con risvolti ancora da svelare

Il Volto Del Cieco

Nella mostra Lo sguardo del buio, il Cieco d’Adria e il Tintoretto spicca il ritratto di Luigi Groto, il Cieco d’Adria.  Il dipinto è la testimonianza tangibile del legame tra il Cieco e Jacopo Robusti, detto il Tintoretto. Come rimarcato dal curatore della mostra, Alessandro Ceccotto, durante l’inaugurazione, alcuni studiosi attribuiscono l’opera al grande pittore veneziano, altri alla sua bottega. Resta il fatto che di fronte a tale ritratto non ci si può non emozionare. Chiuso per tanti anni nell’ufficio del Sindaco, il dipinto ora può essere osservato sotto una nuova luce.  L’attuale collocazione presso il Museo Archeologico, seppur temporanea, ne esalta, ogni particolare. Grazie a questa elegante raffigurazione l’immagine dell’illustre drammaturgo adriese arriva, quindi, ai posteri. Il tutto circondato da un alone di mistero che avvolge il ritratto.

Il ritratto del Groto: le testimonianze

Luigi Groto in una lettera datata 27 luglio 1582 scrive al Magnifico Sig. Jacopo Tintoretto. Il Cieco vuole, così, ringraziare l’artista veneziano per la realizzazione del suo ritratto. Il Groto esprime gratitudine al grande pittore per averlo dipinto col suo glorioso pennello, con ombre e con lumi. Un gesto riservato a persone ammirate dal mondo, poste in alto dalla fortuna, e amate da persone gravi di corone reali di cappelli sacri, e di mitre riverite….  Alla morte del Groto è noto che lo zio, Gio Battista Rivieri, Arciprete della Cattedrale, ereditò tutti i suoi beni.

Mostra Cieco D'adria

Da Giuseppe Grotto di Rovigo, discendente del Cieco, si apprende una notizia sul quadro. Su Della vita di Luigi Grotto Cieco d’Adria stampato nel 1777 egli annota, infatti, di aver veduto il ritratto di Luigi Groto, che di lui fece Jacopo Tintoretto eccellente Pittor Veneziano, nella sontuosa Galleria dell’Insigne Monastero di Santa Giustina di Padova. Un’altra notizia sul ritratto ci giunge da Francesco Antonio Bocchi. Nella sua pubblicazione Luigi Groto, il suo tempo, la sua vita, le sue  opere del 1886 afferma che il dipinto fu donato al Municipio “sul cader del XVIII o in principio del sec. XIX”.

Il ritratto del Groto dato in dono

Il fatto che il dipinto sia stato oggetto di dono è testimoniato dalla scritta posta sull’angolo destro del quadro. L’iscrizione recita “Fratrum Bocchi Q.m Jacin. Munus”. Dono dei fratelli Bocchi del fu Giacinto. Tra gli antenati di Francesco Antonio Bocchi è noto, infatti, un Giacinto Bocchi coniugato con Speranza Grotto. Quattro i figli della coppia residente a Venezia. Di questi si conoscono solo Ottavio (n. 1697 – m. 1749) e Giuseppe Antonio (n. 1679 – m. 1770). Il primo avvocato a Venezia e il secondo Canonico della Cattedrale di Treviso.

Il ritratto del Groto - particolare con scritta
Particolare della scritta sul ritratto del Groto

Nel “Repertorio Genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle province venete “ (Schröder 1830) tra i Bocchi si nomina, però, un altro Giacinto coniugato con Maria Antonietta Medi. Tre i figli della coppia. Giovanni Federico Francesco (n. 1768), Gio Battista M. Federico (n. 1770) e Alvise Maria (n. 1784).
Quali di questi furono gli autori del dono? A chi fecero omaggio del dipinto?

Mary Pittaluga attribuisce la paternità del ritratto al Tintoretto

Del ritratto se ne occupa nei primi anni del Novecento Mary Pittaluga storica dell’arte e grande conoscitrice dell’arte rinascimentale italiana. La Pittaluga, autrice di una monografia dedicata al Tintoretto, illustra in un periodico denominato “Dedalo – Rassegna d’arte diretta da Ugo Ojetti” (1924 – 1925, Anno V, vol. III, pag. 575-579) il ritratto del Cieco d’Adria.  L’articolo è intitolato “Alcuni ritratti ignorati del Tintoretto”. Tra i quattro ritratti in questione si cita anche quello adriese dedicato a Luigi Groto. Mary Pittaluga scrive di aver osservato il dipinto grazie ad una foto inviatale dal prof. Fiocco, insegnante dell’epoca di storia dell’arte veneziana. Pittaluga e Fiocco attribuiscono la paternità del ritratto del Grotto al Tintoretto.

Mary Pittaluga Il Tintoretto (2)

Dopo l’uscita dell’articolo di Mary Pittaluga, l’allora Assessore alla P.I. del Comune di Adria, invia alla stessa critica d’arte un ringraziamento per aver fatto conoscere in modo così suggestivo e autorevole l’opera posseduta dal Comune. Dalla lettera si deduce, comunque, che in Adria non era proprio così sentito che il ritratto fosse quello a cui il Groto fa riferimento nella lettera al Tintoretto. Si ricava, poi, che grazie all’attenzione rivolta dagli studiosi d’arte di quel periodo, la tela raffigurante il Groto fu inviata alle Gallerie di Venezia per essere restaurata. Acquisterà così quella perfezione di conservazione che il tempo aveva naturalmente alquanto tolto.

Il ritratto del Groto suscita l’attenzione di storici dell’arte

Un’altra storica dell’arte, Diane Bodart, autrice di vari saggi dedicati ai grandi stili dell’arte, nel 2013 scrive un articolo intitolato “Tintoretto e il ritratto di Luigi Groto detto il Cieco d’Adria” (Renaissance Studies in Honor of Joseph Connors). La Bodart ritiene plausibile che il ritratto del Groto sia opera della bottega del Tintoretto. Ella considera, infatti, di buona fattura il volto. L’interesse che desta però il dipinto è l’esplicita raffigurazione della cecità del poeta. Questo è sicuramente un fatto inusuale per un’epoca in cui si ricercava la perfezione.

Ester Brunet

Venendo ai giorni nostri, anche Ester Brunet, ha  avuto modo di osservare da vicino il ritratto del Groto.  L’autrice de “La Bibbia secondo Tintoretto”, una guida per la comprensione biblica e storico-teologica dei cicli tintorettiani conferma il  giudizio della Bodart.  Si tratta di un’opera in cui la mano del Tintoretto è riscontrabile specialmente nel viso del Groto, mentre di bottega sembrano lo sfondo e le mani.
Il ritratto del Groto, siamo certi, ci riserverà ancora delle interessanti scoperte.



Letizia Guerra

Autore: Letizia Guerra

Da molti anni sono impegnata attivamente nell’associazionismo cittadino perché innamorata della mia Città e della mia Terra. Amo mettermi alla prova in nuovi progetti e accettare nuove sfide, conversare, soffermarmi a guardare il mare, un tramonto o un cielo stellato. Ho suonato il pianoforte, ho praticato danza, ho dipinto e continuo a coltivare queste passioni artistiche, ma non contemporaneamente!
Il ritratto del Groto: una storia con risvolti ancora da svelare ultima modifica: 2020-03-02T08:50:00+01:00 da Letizia Guerra

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