PERSONAGGI STORIA

Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte quarta.

Soldato Napoletano I Fuga

Vengo da Adria, nel Lombardo – Veneto, dicono. Sarei, dunque, cittadino ‘striaco. Mi piacerebbe, però, venissero a dirmelo in faccia l’imperatore Francesco Giuseppe e Radetzky, d’Aspre o Gorzkowsky. Quatro patone in t’i denti e i me fa italian a honorem! Suonati ben bene i francesi e i napoletani, teniamo d’occhio gli austriaci. E, intanto, si sente dire che, proveniente da Gaeta, è sulla strada per Terracina un corpo di spedizione spagnolo. Il 31 maggio, i triumviri hanno firmato un trattato col plenipotenziario francese Ferdinand de Lesseps. C’è scritto che loro sono qui, in armi, perché ci sono amici. Che vogliono proteggerci dagli altri stranieri. Sta a vedare che, el mese scorso, i n’à sparà ‘dosso parché i ne vole ben! Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. E queste sono le mie avventure.

Mi chiamo Giacinto - Monumento Ad Anita Garibaldi A Roma Foto Wikipedia
Roma, Gianicolo – Monumento ad Anita Garibaldi – foto Wikipedia

Mi chiamo Giacinto. Il ritorno a Roma.

Abbiamo inseguito i napoletani, entrando a Rocca d’Arce. Le altre colonne sono arrivate fino a Frosinone e a Ripi. I triumviri hanno siglato l’accordo con i francesi, però non si fidano. Così, torniamo a Roma, presumendo che il re di Napoli ne abbia prese abbastanza. Sulla strada, poche bande di briganti provano a interferire con la nostra marcia. Ma le sbaragliamo in breve e fuggono, lasciando dietro di loro qualche morto. Ci muoviamo velocemente. Il Generale è dovunque, con una parola d’incoraggiamento per tutti. Lo segue sempre il nero che è venuto con lui dalle Americhe. Indossa un cappello piumato, come quello del Generale e ha, appeso alla sella, un lungo laccio di corda. Dicono che lo usi in battaglia, anche se nessuno dei compagni che me ne hanno parlato lo ha mai visto di persona. Ecco, entriamo a Roma il 1° giugno, stanchi, affamati e assetati.

Mi chiamo Giacinto - Palla Di Cannone Sulle Scale Di Palazzo Colonna A Roma
Palla di cannone francese sulla scalinata

Prima della tempesta.

Non abbiamo tempo per riposarci. Poche ore di sonno e, poi, via a preparare le artiglierie. Sono tornato alla batteria di San Pancrazio, con il mio incarico di capopezzo. Prepariamo palle e cartocci. Ci assicuriamo che la polvere sia sempre asciutta. I nostri amici francesi, tanto per dimostrarci il loro affetto, hanno ricevuto rinforzi e molti cannoni. Non possiamo allontanarci per il rancio. Perciò le vivandiere lo portano direttamente alla linea pezzi. Arriva sempre freddo e sempre più scarso. Così, dopo aver mangiato di malavoglia, stringiamo un altro buco della cinta dei pantaloni. Alla sera, perciò, ci allontaniamo a turno. Ci troviamo, in qualche osteria, sempre il solito sestetto: Nicola, Giuseppe, Luigi, Giovanni e Giuseppe. E, poi, Giacinto. Fiolo de Pacifico e de’la Santina. Moroso de’la Rosa, portà via dal morbo cussì zovane e bela. Giacinto de Adria. Adria lontana, ma sempre vicina al cuore.

Mi chiamo Giacinto - I Ruderi Di Villa Corsini A Roma Foto Alamy Stock Photo
I ruderi di Villa Corsini a Roma – foto Alamy Stock Photo

Gli ultimi giorni della Repubblica. Il 3 giugno.

Oudinot ha denunciato il trattato firmato da Lesseps. L’inizio delle ostilità è fissato per il 4 giugno. Nessuno si allontana, se non per pochissimo tempo, dai posti di combattimento. Niente più alloggi, più o meno confortevoli. Dunque, si preparano dei rifugi di fortuna vicino ai cannoni. Corro, con i miei serventi, a procurarmi altra polvere e altre palle e cartocci. Rimedio anche qualche mezza bottiglia di cognac, risparmiata, Dio solo sa come, dagli eventi. La mattina del 3, si avvistano i francesi. Traditori. Vigliacchi, che non rispettano nemmeno gli accordi firmati dai loro diplomatici. Infami, che ricorrono alla frode. Caricate! Micce pronte! Cartocci e palle scivolano lungo le canne. Gli artiglieri pigiano in fondo i colpi e, subito, si preparano per ricaricare. I nostri presidi esterni, deboli e colti di sorpresa, sono sopraffatti. Si mormora che i francesi abbiano usato soldati corsi, che parlano italiano, per ingannare le nostre sentinelle.

La Morte Di Andres Agujar A Vicolo Del Canestraro A Roma
La morte di Andres Agujar (il Moro di Garibaldi) in via del Canestraro (oggi dei Panieri) a Roma – foto Innamorati di Roma

Mi chiamo Giacinto. L’ultima battaglia.

Le nostre forze ripiegano al Vascello. Garibaldi è con noi, a Porta San Pancrazio. Tremila uomini su questo tratto difensivo. Di fronte, forse, quindicimila francesi. Il Generale si prepara ad attaccare. Chiede a noi artiglieri di mettere a segno ogni colpo. Spostiamo quattro pezzi, tra cui il mio, al Vascello. Ci dicono che il primo tentativo di riprendere Villa Corsini è stato respinto dal nemico. Arriviamo proprio quando la colonna d’assalto rientra, decimata. Giovanni è tra loro. Pallido, mi racconta che Giuseppe, amico e polesano come noi, ha preso una palla in un polmone e gli è morto tra le braccia. E noi, ora, non abbiamo neanche il lusso di un minuto per piangerlo. Una seconda colonna d’assalto si prepara. Serve il tiro dei nostri cannoni, per dare un po’ di protezione a ‘sti pori diavoli.

Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Qui finisce la quarta parte della mie avventure.

Articoli Precedenti:

Mi chiamo Giacinto ed ho combattuto nel nome d’Italia. Parte Prima

Mi chiamo Giacinto ed ho combattuto nel nome d’Italia. Parte Seconda

Mi chiamo Giacinto ed ho combattuto nel nome d’Italia. Parte Terza

Enrico Naccari

Autore: Enrico Naccari

Nato ad Adria nel 1961, ha lavorato in Italia e all’estero. È appassionato di storia e di gastronomia.
Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte quarta. ultima modifica: 2019-10-18T08:50:19+01:00 da Enrico Naccari

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