PERSONAGGI STORIA

Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte sesta.

Repubblica Romana

Dunque, dopo due giorni, è finita la battaglia. I francesi sono tornati nelle trincee e hanno ricominciato a scavare. Hanno anche ripreso a bombardare la città, incuranti della popolazione inerme e dei monumenti. Ora presidiano i bastioni conquistati. Noi ci siamo attestati in alcune ville e case, riducendo il perimetro di difesa. Il 28 giugno hanno provato a prendere il Vascello. Ma il Medici e i suoi li hanno respinti. Ecco, la bella villa è ancora in piedi per miracolo. Crollata parte delle mura, mostra, impudica, le sale e gli arredi interni. Sono schierato, con i miei due pezzi, sul lato sinistro della palazzina. Nonostante i danni inflitti dai continui bombardamenti, la costruzione ricorda ancora un bastimento in navigazione. Ma il mare è in tempesta e, intorno, ci siamo noi, poveri scogli, intenti a infrangere le onde di questo nubifragio. Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia.

Nel nome d'Italia. Giuseppe Garibaldi
Giuseppe Garibaldi – foto Rai cultura

Nel nome d’Italia. Notte del 29 giugno.

Cala la sera. Ecco, le vedette si stagliano negli ultimi bagliori di luce. La luna ha il colore del sangue, mentre scende la notte. e, con la notte, escono i ratti francesi dalle fogne dove sono rintanati. Due colonne nemiche ci scorrono davanti. Vanno verso la poco distante villa Spada, dove il Generale è attestato con il suo quartiere. Medici ordina di batterle con i pochi colpi rimasti. Se dovessero prendere la villa, entrando nell’ultimo baluardo repubblicano, ci coglierebbero alle spalle. Allora, fuoco! La prima salva ferma, solo per un attimo, la compagnia di linea che sta sfilando a un centinaio di metri da noi. Riusciamo a sparare la nostra decina di colpi per pezzo, riducendo di poco il numero degli assalitori. Ma i francesi sono decisi a farla finita e qualche morto non è d’intralcio al loro piano d’attacco. Le due colonne nemiche arrivano a villa Spada.

In nome d'Italia - Villa Spada
Villa Spada, Roma 1849 – foto Blog Musei in Comune Roma

Villa Spada.

I nemici danno il primo assalto alle mura del giardino. I nostri li respingono. Ci sono morti e feriti da entrambe le parti. Anche il Vascello è ingaggiato da un assalto francese. Ma sono più prudenti e si tengono a distanza. Si vede che il loro scopo è solo quello di tenerci impegnati e di impedirci di portare aiuto ai difensori di villa Spada. Medici, però, pensa di poter privarsi di una trentina di noi, per cercare di disturbare l’attacco al quartier generale di Garibaldi. I primi siamo noi artiglieri che, rimasti senza munizioni per i cannoni, ormai possiamo solo combattere con sciabole e moschetti. Completano la colonna una ventina tra finanzieri e volontari, tra cui i miei amici marchigiani Giuseppe e Nicola e il mio compare polesano, Giovanni. Arriviamo al passo di corsa, baionette in asta. La zuffa è feroce, lungo la recinzione.

In nome d'Italia - Luciano Manara Ferito A Villa Spada Foto Alamy
Luciano Manara ferito a villa Spada – foto Alamy

In nome d’Italia. Battaglia nella notte.

Prendiamo alle spalle i francesi. Per un po’ l’oscurità ci viene in aiuto. Facciamo molto rumore, cercando di sembrare più numerosi di quello che siamo. Sbandano, pensando a un contrattacco in forze. Poi, inevitabilmente, le munizioni dei moschetti finiscono e anche a noi trenta non rimane che farci fagocitare dalla mischia. Vedo Giuseppe stramazzare al suolo. Non ho tempo di portargli soccorso. Due francesi mi sono addosso. Colpisco il primo con la baionetta. Rimane incastrata nel suo costato. Prima che il secondo mi attacchi, riesco a liberare il moschetto e, utilizzandolo come una mazza, paro i suoi colpi. Il fantaccino scivola, tentando d’infilzarmi. Così, mi ci getto contro e lo colpisco una, due, tre volte con il calcio del fucile. Rimane inerme a terra. Recupero la mia baionetta e la innesto nuovamente sulla canna. Corro alla battaglia che, nel frattempo, si è spostata nei giardini della villa.

In nome d'Italia - La Difesa Di Villa Spada Foto Dinamopress
La difesa di villa Spada – foto Dinamopress

La notte dei sogni infranti.

È mattina. Dopo una notte di combattimenti, ci siamo dovuti ritirare. Con altri commilitoni porto la barella dove giace, in agonia, Emilio Morosini. Luciano Manara è spirato poco prima che ripiegassimo. Lasciamo alla villa una quarantina di commilitoni caduti. Giuseppe giace morto dove l’ho visto cadere. Anche Nicola e Giovanni sono morti. Sono rimasto solo. Solo come questa Repubblica, abbandonata da tutti. E tradita persino dal paese padre della rivoluzione e della libertà. Garibaldi ha detto che ogni tentativo ulteriore di difesa sarebbe inutile. Inoltre, darebbe sprone ai francesi di lasciar libera la soldataglia di far rappresaglie sulla città e la sua popolazione. Il Generale non intende arrendersi e ha fatto sapere che intende portare lo scontro nelle province. Intanto, ho seppellito i miei amici, caduti nel combattimento.

In nome d'Italia - Targa In Memoria Dei Caduti Della Repubblica Romana Foto Rerum Romanarum
Roma, Targa in memoria dei caduti della Repubblica Romana – foto Rerum

In nome d’Italia. La resa.

Roma è caduta. El gran cagnasso de Oudinot ha fatto sapere che vuole una resa senza condizioni. Unica concessione, l’uscita dalla città dei volontari che non intendono cedere le armi. Non è certo una regalia. Infatti, spera che noi si vada a romper le tasche altrove, magari dagli austriaci. Chissà, magari spera che siano loro a toglierci di mezzo. Dunque, usa il nostro sacrificio per far dimenticare la vigliaccheria sua e del suo padrone. È il 2 luglio e, di notte, la colonna dei volontari esce, dirigendosi a nord. In testa ci sono Garibaldi e Anita. Io ho con me le mie povere cose. Nel tascapane conservo una lettera che ho trovato addosso a Giovanni. Ho giurato che, se sopravviverò, la porterò alla sua famiglia. Racconterò loro che è morto da eroe; per l’Italia, ma anche per loro e per quelli che non hanno avuto il suo coraggio.

Qui finisce la sesta parte delle avventure di Giacinto Naccari, patriota adriese.

Mi chiamo Giacinto. Parte prima, Mi chiamo Giacinto. Parte seconda, Mi chiamo Giacinto. Parte terza, Mi chiamo Giacinto. Parte quarta. Mi chiamo Giacinto. Parte quinta.

Enrico Naccari

Autore: Enrico Naccari

Nato ad Adria nel 1961, ha lavorato in Italia e all’estero. È appassionato di storia e di gastronomia.
Mi chiamo Giacinto e ho combattuto nel nome d’Italia. Parte sesta. ultima modifica: 2019-11-15T08:30:05+01:00 da Enrico Naccari

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