MITI E LEGGENDE STORIA

Dopo 80 anni dalla scoperta della biga il mistero rimane

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Per conoscere la storia di Adria è necessaria una visita al Museo Archeologico Nazionale. Qui sono raccolti i materiali restituiti dal sottosuolo che testimoniano l’importante ruolo commerciale rivestito anticamente dalla Città. Si possono ammirare ceramiche greche figurate, manufatti etruschi di bronzo e preziosi monili in oro, corredi funerari provenienti dalle necropoli del territorio. Di eccezionale interesse è la cosiddetta Tomba della Biga. È la più famosa sepoltura di Adria: a renderla eccezionale sono gli scheletri di tre cavalli, sotterrati insieme a un carro da guerra a due ruote. Del carro, che era in legno, si sono conservate solo le parti in metallo, come i cerchioni delle ruote e i coprimozzi.

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Il Museo Archeologico Nazionale dove è conservata la famosa Biga

La tomba della Biga venne alla luce nel 1938

Sono passati esattamente ottant’anni da quanto questa particolare tomba venne alla luce. La Tomba della biga vide la luce, infatti, il 25 maggio 1938 durante lo scavo di un canale a sud della Città. In quell’area si trovarono ben 396 tombe di epoca etrusca e romana. La notizia del ritrovamento si diffuse in tutta Italia, richiamando studiosi, ma anche molti curiosi. Il trasporto all’allora Museo Civico di Adria fu organizzato di notte per non intralciare il traffico.

Quale mistero custodisce la Tomba della Biga?

La sepoltura è riconducibile al III secolo a.C. Essa custodisce ancora l’enigma del destinatario del sacrificio di tre cavalli. Si pensa ad un guerriero celtico. Una punta di lancia ritrovata nei pressi è stata, infatti, ritenuta proprio di origine celtica.  Si ipotizza, però, che la sepoltura fosse un monumento rituale al cavallo, simbolo della divinità solare, posto al centro della necropoli. Da recenti studi si è accertato che uno dei cavalli è di enormi dimensioni, un vero gigante per l’epoca, ed originario dell’Asia.

Tomba Della Biga

Tomba della biga progetto “Una visione oltre 2017” – foto Gianfranco Cordella

La leggenda del carro d’oro del Re Adriano

Chi nel 1938 ritrovò la cosiddetta Tomba della Biga pensò di avere scoperto la leggendaria carrozza del Re Adriano. Una tradizione popolare narra, infatti, che in un luogo sconosciuto della campagne adriesi sarebbe stato anticamente sepolto un cocchio d’oro del mitico re Adriano. A questo sovrano del popolo dei Pelasgi viene attribuita la prima occupazione del territorio polesano. Questo mito fu oggetto di interessanti racconti e anche l’insigne letterato adriese Luigi Groto, il Cieco di Adria, ne trasse spunto per una tragedia di eccezionale qualità: l’Adriana. Secondo il Groto il tesoro, consistente in un carro pesantissimo d’oro massiccio, si trova sotto la Chiesa della Tomba di Adria da dove riemerge la notte del solstizio d’estate, la notte magica di San Giovanni, trainato da due possenti buoi, guidati da un gigantesco carrettiere.

La leggenda della carrozza del Re Adriano nei racconti popolari

Alcuni racconti popolari vogliono il carro sepolto in altri luoghi del territorio adriese. Si narra, infatti, che il Re Adriano sia sprofondato con il suo cocchio d’oro durante un temporale nella zona di Bellombra, mentre stava andando a prendere la moglie che era proprio di quei luoghi. Una enorme biscia con la corona in testa custodirebbe ancora il tesoro del mitico fondatore della città di Adria nascosto nei meandri della terra. Nel 1958, poi, alcuni giovani di Mazzorno Sinistro volevano a tutti i costi localizzare il luogo di sepoltura della carrozza del Re Adriano al fine di adoperarla ed istituire un servizio di diligenza.

Letizia Guerra

Autore: Letizia Guerra

Da molti anni sono impegnata attivamente nell’associazionismo cittadino perché innamorata della mia Città e della mia Terra. Amo mettermi alla prova in nuovi progetti e accettare nuove sfide, conversare, soffermarmi a guardare il mare, un tramonto o un cielo stellato. Ho suonato il pianoforte, ho praticato danza, ho dipinto e continuo a coltivare queste passioni artistiche, ma non contemporaneamente!

Dopo 80 anni dalla scoperta della biga il mistero rimane ultima modifica: 2018-10-09T11:17:19+00:00 da Letizia Guerra

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